arteterapeuta

L’atteggiamento dell’arteterapeuta consiste nell’esercitare l’epoché, cioè il fare vuoto, mettere tra parentesi i pre-giudizi, ma anche considerare la persona inserita nel proprio contesto sociale e culturale. Questi aspetti sono molto importanti: si pensi, ad esempio, a casi di persone ricoverate per comportamenti giudicati bizzarri in un certo sistema culturale, ma assolutamente “normali” nel proprio contesto culturale di riferimento, si pensi, al tempo stesso, alla necessità di adattarsi al mondo culturale attuale. E fare il vuoto, ad esempio, dai pregiudizi psicopatologici per cercare di far emergere gli aspetti vitali della persona che sono sempre presenti, anche nelle più gravi forme di psicopatologia.

Se si vuole essere arteterapeuta, e non semplicemente fare arteterapia, è utile leggere i testi degli artisti, respirare un autentico clima estetico e creativo. Perché gli artisti riescono a leggere ed esprimere il proprio mondo interno e giocare con la propria creatività, trasmettendo emozioni, vissuti umani e la particolare sensibilità della creazione. L’arteterapeuta deve trasmettere questo stesso senso estetico ai pazienti. Deve creare quel “bagno affettivo” (Anne Denner) indispensabile per creare una relazione all’interno della quale il processo (arte)terapeutico sia possibile. Essere tendenzialmente passivo, ma molto attento alle dinamiche in atto, per favorire l’appropriazione dello spazio e l’emergere dell’autentico Sé del paziente.