consulenza psicologica

“Consultare”, secondo il dizionario della lingua italiana, significa sollecitare un consiglio ma anche osservare attentamente. Questi due aspetti sono molto interessanti per comprendere la consultazione in ambito psicologico; infatti, da un lato, fanno pensare alla richiesta di aiuto e al bisogno di trovare qualcuno che accolga e dia una risposta alla propria sofferenza; dall’altro, fanno pensare all’osservazione che la persona fa del professionista che ha davanti, cercando di percepire se può fidarsi o meno, se è la persona giusta oltre che il professionista in grado di esserle d’aiuto. Non è scontato aprirsi ad un’altra persona, è anzi molto faticoso. Consigliare non è, invece, il verbo più adatto per descrivere il mestiere dello psicologo: quello che lo psicologo dovrebbe fare non è dare consigli, piuttosto, aiutare la persona a tirare fuori i propri strumenti e le proprie risorse. In questo, la persona sofferente deve essere accompagnata; infatti, chi soffre non riesce a prendere in mano la propria esistenza, a sentirsi artefice del proprio mondo, ma si sente passivo e schiacciato dalla realtà esterna.
Da parte sua, lo psicologo deve creare le condizioni affinchè la persona che a lui si rivolge si possa fidare, deve essere accogliente; anche lui, da parte sua, come fa il paziente, osserva e cerca di comprendere chi ha di fronte. E’ un lavoro reciproco, una conoscenza reciproca. Lo dice il suffisso stesso del termine consultare: con deriva da “cum” che sottolinea la dimensione relazionale del lavoro psicologico.
La consulenza psicologica si compone in genere di 3-4 colloqui, necessari per comprendere la persona e la sua sofferenza. Questi colloqui, nel caso in particolare di piccoli bambini, possono essere mediati dallo strumento artistico ovvero dalla creazione di disegni, pitture o sculture.
A volte, questi colloqui, concordandolo con il paziente, possono essere supportati da test che valutano funzioni cognitive (memoria, intelligenza etc.) o da test proiettivi, più attenti alla persona, alle sue particolarità e al suo funzionamento emotivo, affettivo, relazionale.
Nel mio lavoro, svolgo in genere 3 colloqui di consultazione che possono o meno precedere un più lungo percorso di sostegno o psicoterapia o l’invio ad altro professionista. Utilizzo, nel caso di bimbi, sicuramente i materiali artistici, nel caso di persone più grandi, il colloquio, in alcuni casi mediato dal disegno. Nel caso di soggetti minorenni, svolgo almeno un primo colloquio con i genitori.