pina bausch

Rubrica della psicologa: Adolescenti e alimentazione

Le domande che più frequentemente i genitori di bambini ci rivolgono rispetto al rapporto che i loro figli hanno con il cibo riguardano il mangiare troppo, l’essere selettivi negli alimenti, il mangiare solo in determinati contesti (in genere a casa e non a scuola o viceversa), la lentezza estrema nel mangiare a tavola. Questi aspetti, legati all’età infantile e di per sé non necessariamente indici di problematiche alimentari, sono comunque segnali che vanno tenuti in considerazione, affinchè si comprenda il senso che hanno per il singolo bambino e si limiti la possibilità che si trasformino in un disturbo alimentare in adolescenza.
Il cibo assume per ognuno valenze affettive, emotive e relazionali. Si pensi che la prima relazione del neonato con la mamma passa per il cibo e per il corpo. Attraverso il latte, la mamma non soddisfa soltanto il bisogno di nutrimento del bambino, ma gli trasmette anche amore e fiducia nella vita. Interpretando le sue necessità fisiologiche insieme a quelle affettive, lo riconosce nella sua unicità. Il cibo, dunque, sta alla base della relazione. Per questo, in futuro, il cibo continuerà ad assumere per ogni persona un significato particolare.
Prevenire nell’infanzia è meglio che curare in adolescenza.
Quali sono i campanelli d’allarme di un problema alimentare in adolescenza?
Oltre agli aspetti più strettamente collegati all’alimentazione (restrizioni alimentari, eccessiva velocità nel mangiare, mangiare fuori pasto, mangiare molto), ci sono tutta una serie di segnali collegati principalmente al corpo che dovrebbero destare l’attenzione dell’adulto: l’attenzione esagerata al corpo e all’immagine del corpo, il continuo guardarsi allo specchio, un ideale perfezionistico di bellezza, fallimenti nelle prime relazioni amorose, un’eccessiva dipendenza nell’infanzia che si trasforma nel suo contrario in adolescenza, cioè nel tentativo di raggiungere un’indipendenza assoluta.
Quest’ultima è proprio una delle ragioni per le quali queste problematiche insorgono proprio in adolescenza: il disturbo alimentare rappresenta un tentativo di rendersi indipendenti per contrastare la sensazione di non esserlo affatto. “Decido io cosa fare del mio corpo, decido io che cosa mangiare. Tu, mamma, non hai più potere su di me!”
Nonostante, nel tempo, questi disturbi abbiano assunto forme nuove e miste, quelli più comuni restano: anoressia (rifiuto del cibo, ossessione per l’immagine del corpo, iperattivismo, calo ponderale significativo, dispercezione della propria immagine corporea, amenorrea), bulimia (abbuffate frequenti, condotte compensatorie come il vomito e/o l’uso di lassativi e diuretici), obesità (assunzione illlimitata di enormi quantità di cibo con aumento significativo del peso).
Al di là delle forme che il sintomo assume e al di là del senso più generale delle sofferenze alimentari, ciò che per noi è fondamentale e su cui è importante lavorare in terapia è la comprensione del significato, diverso e soggettivo, che per ogni adolescente ha la sofferenza alimentare e che si lega alla sua storia di vita.

Dr.ssa Ilaria Innocenti
Dr.ssa Maria Ferigutti

Immagine tratta dal film “Pina Bausch” di Wim Wenders

 

 

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