notte stellata sul rodano

Rubrica della psicologa: I disturbi del sonno nel bambino

Quali sono?
I due più frequenti disturbi del sonno nella prima e seconda infanzia sono la difficoltà di addormentamento e la tendenza ai risvegli notturni.
Quali le cause?
Prima di ogni considerazione di tipo psicologico, va tenuto in considerazione il fatto che il sonno in questa fascia d’età è diverso dal sonno nell’adulto. Non è, quindi, possibile valutare il sonno del piccolo secondo i parametri della modalità adulta di dormire. Il sonno del bambino è, infatti, fisiologicamente caratterizzato per la maggior parte dalla fase del sonno leggero, mentre nell’adulto prevale la fase del sonno pesante. Per questa ragione, i piccoli risultano più vulnerabili ai risvegli notturni.
A questa precisazione, si collega immediatamente un altro aspetto sul quale è importante interrogarsi come genitori: lamentandoci del sonno del nostro bambino stiamo realmente pensando a lui o questa preoccupazione è collegata alle nostre esigenze adulte, più che naturali peraltro, di poter dormire tranquilli (perché il giorno successivo dobbiamo lavorare, ad esempio)?
E’ importante ricordare che, in questo momento di vita del bambino, è il genitore a doversi adattare ai suoi bisogni infantili, identificarsi con lui, parlare il suo linguaggio per aiutarlo progressivamente a diventare autonomo.
Questa considerazione ha dunque a che fare con l’immagine che l’adulto ha del bambino, immagine che, a lungo termine, può diventare rischiosa per il bambino nella misura in cui gli rimanda un’immagine di sé come “bambino problematico” e quindi lo rende insicuro, oltre a rinforzare nei genitori ansie e preoccupazioni legate all’idea di avere un bambino difficile.
Tenuto conto di questi aspetti e prima di ogni attribuzione psicologica, è fondamentale scartare le cause organiche, assai rare peraltro: nell’80% dei casi, infatti, i problemi del sonno nel bambino hanno origine psicologica.
E’ possibile distinguere tra cause di tipo transitorio e cause legate ad un particolare stile di relazione e di accudimento.
E’ utile tener presente che non sono tanto i comportamenti genitoriali nei confronti del figlio ad essere “sbagliati”, ma il significato inconsapevole che si nasconde dietro a questi a influenzare la relazione stessa. E’ su ciò che si nasconde dietro ai comportamenti che lo psicologo interviene per ricostruire, insieme ai genitori, questi significati e offrire a questi una comprensibilità.
Cosa nascondono?
Spesso, i bambini non vogliono andare a dormire la sera, rimandano il momento di andare a letto oppure vogliono dormire con i genitori. L’addormentarsi è un momento difficile da affrontare per il piccolo sul piano affettivo: addormentarsi ha, infatti, a che vedere con la possibilità di separarsi dai genitori, dalla mamma in particolare. Per quello che riguarda i risvegli notturni, è possibile identificare tra le cause scatenanti paure o altre difficoltà emotive che il bambino può aver vissuto durante la giornata e che si riattivano di notte facendogli richiedere la rassicurazione del genitore. Se la problematica si ripropone frequentemente, alla base vi è probabilmente l’insicurezza, il terrore di essere soli, la difficoltà di separarsi dai genitori.
Quale prognosi?
La prevenzione e l’intervento precoci sono fondamentali entro l’anno d’età per evitare che la difficoltà si trasformi in una problematica più strutturata.

Dr.ssa Ilaria Innocenti
Dr.ssa Maria Ferigutti

Immagine: “Notte stellata sul Rodano” di V. Gogh

 

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