keith haring

Rubrica della psicologa: bullismo e cyberbullismo

Il bullismo è un fenomeno che c’è sempre stato ma che negli ultimi tempi risulta aggravato dalla precocità estrema a cui sono spinti i bambini e dal dilagare dei nuovi linguaggi multimediali. Il bullismo è un’azione ripetitiva e organizzata diretta contro una vittima con l’intenzione di umiliarla. La gravità sta proprio nel fatto che l’aggressività è il fine: fare del male a un’altra persona. E’ un fenomeno che esprime sempre un disagio personale, familiare, sociale. Il bullo ha un maggior potere sociale rispetto alla vittima ed è sostenuto da un gruppo. La vittima è spesso scelta tra quei bambini o ragazzini più fragili e isolati che, pur di non rimanere da soli, accettano di subire violenze verbali, fisiche o psicologiche. Qual è il meccanismo? Ciò che di sé viene misconosciuto è proiettato sugli altri: che si tratti di forza o di debolezza. Il bullo proietta la propria fragilità sulla vittima così si sente forte, la vittima proietta le sue parti aggressive sul bullo così si sente buona. Tutto ciò permette ad entrambe le parti di evitare conflitti e frustrazioni più dolorosi.
Le comunità virtuali costituiscono un pericoloso canale attraverso cui esercitare aggressività, in modo particolare per quei bambini o ragazzi dalla personalità debole che cercano identità in un ruolo forte. Essi sono spesso troppo piccoli e immaturi per gestire la responsabilità di un cellulare o di un profilo su social network che offrono smisurate possibilità d’azione.
Per far sì che la vittima non soffra in silenzio ma chieda aiuto, l’adulto deve trasmettere fiducia nel fatto che saprà fronteggiare la situazione senza metterla ulteriormente in difficoltà (per esempio, con punizioni esemplari del bullo che altro non farebbero se non incattivirlo ulteriormente). L’adulto deve fare squadra con altri adulti e dimostrare che sta prendendo in mano la situazione con tutte le cautele del caso per proteggere la vittima e, di conseguenza, anche il bullo.

Il ruolo degli adulti.
Alcuni atteggiamenti che gli adulti devono evitare nei confronti delle vittime di bullismo che chiedono aiuto:

• Non denunciare impulsivamente il fatto davanti a tutto il gruppo dei ragazzi

• Non chiedere come prima cosa: “E tu cosa gli hai fatto?” perché sarebbe un modo di dare per scontato che la vittima possa aver provocato per prima

• Evitare di dare come consiglio quello di ignorare il bullo. Se la vittima ignorasse il bullo questi non smetterebbe, anzi, alzerebbe ancora di più il tiro.
La cosa migliore da fare è lavorare indirettamente su tutto il gruppo coinvolto, inclusa tutta quella schiera di spettatori passivi che contribuiscono a rendere il bullo sempre più forte in quanto certo che nessuno mai lo fermerà.

Dr.ssa Ilaria Innocenti

Dr.ssa Maria Ferigutti

Immagine di Keith Haring

 

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.